Aranzulla: storia di un fenomeno della SEO

Aranzulla: storia di un fenomeno della SEO

Tutti vogliono un fenomeno, ma se poi diventi un fenomeno cadi a terra in questo domino, rappa Fabri Fibra. Ma Salvatore Aranzulla, il fenomeno della SEO, il mago dell’how-to tecnologico di massa, dal 2002 è ancora in piedi fortunatamente. A dispetto di critiche e insinuazioni sul suo successo immeritato piovute negli anni da più parti, continua a macinare visite e a generare fatturati milionari.

Aranzulla: l’autodidatta della scrittura SEO

L’avventura di Aranzulla inizia nel 2010 a Mirabella Imbaccari, un paesino di 5 mila anime in provincia di Catania. Aranzulla ha 10 anni. Davanti a un negozio di informatica punta i piedi finché i genitori non gli comprano un computer. Il resto lo fa da autodidatta, studiando manuali e fondando un sito che in breve diventa un punto di riferimento per un target ben definito: gli utenti che non sanno nulla, o quasi, di tecnologia. Quelli che hanno bisogno di una guida che gli spieghi in parole povere come fare a… trasformare un file Word in PDF; ricaricare PayPal; cambiare la password del WiFi.

I numeri di Aranzulla

Il sito tecnologico Aranzulla.it oggi conta oltre 14 milioni di utenti unici al mese e 25 milioni di pagine viste. Un traffico che, tra banner e programmi di affiliazione, nel 2016 lo ha portato a sfiorare un fatturato di 2 milioni di euro. Nel segmento computer news Nielsen lo colloca al primo posto con una quota di mercato del 35%.

Il segreto è che non c’è nessun segreto

C’è chi ha insinuato che fosse il trust di Virgilio, ottenuto nel 2008, ad aver offerto il contributo maggiore all’ottima indicizzazione dei post di Aranzulla. Chi ha gridato al keyword stuffing. Chi ha lamentato la monotonia e la scarsa qualità dei contenuti. Qualcun altro ha denunciato, come se fosse un reato poi, l’impiego di ghostwriter nella stesura dei pezzi. Quando lo stesso Aranzulla in diverse interviste non ne ha mai fatto mistero. D’altra parte un progetto editoriale così ambizioso non può fondarsi sul lavoro di un solo redattore.

Noi oggi vogliamo parlare di fatti di SEO. Perché Aranzulla sulla search engine optimization ha tanto da insegnare. Le sue tecniche SEO da anni sono oggetto di articoli e studi settoriali. Ma il segreto è che non c’è nessun segreto. Il metodo Aranzulla è nero su bianco nei suoi post: nella sua costanza nelle pubblicazioni e nell’approfondita conoscenza del target, che non viene mai tradito.

Gli utenti fuori dal suo target, e ci includiamo tra questi, ovviamente troveranno alcuni dei suoi post inutili, a tratti banali. Gli articoli di Aranzulla spiegano cose ovvie per persone con una formazione tecnologica superiore al livello base, in grado di navigare alla ricerca di risposte oltre il palmo delle prime posizioni.

Anche gli amanti della bella scrittura, quella che include figure retoriche, citazioni, slang, frasi ricercate, resteranno a bocca asciutta. Ma è proprio questo il punto: per avere successo occorre scegliere a chi rivolgersi e puntare dritti al proprio target, senza voler accontentare tutti. Una lezione importante: chi si rivolge a tutti non si rivolge a nessuno.

La struttura dei post di Aranzulla

Per approfondire la scrittura seo oriented di Aranzulla analizziamo la struttura di un post recente: App per cani. Il title in H1 è corto, secco, non lascia spazio a dubbi sul contenuto dell’articolo, né agli utenti né ai motori di ricerca.

I primi tre paragrafi degli articoli di Aranzulla, e questo può piacere o meno, sono una lunga introduzione. A livello di contenuti non forniscono informazioni rilevanti ai lettori e possono risultare snervanti per gli utenti digitalmente avanzati e i lettori che odiano la ripetizione dello stesso concetto con parole diverse. Un po’ come quando nelle soap opera, per ricordare a spettatori smemorati i legami di parentela tra i vari personaggi, li chiamano di continuo con madre, padre, suocera, fratello.

Nei primi tre paragrafi si ricorda più volte all’utente con frasi formulate diversamente che ha deciso di accudire al meglio il suo cane ricorrendo a delle app. Una semantica frasale spinnata, vale a dire con varianti di testo che sembrano quasi prodotte in serie da un generatore automatico. A livello SEO queste lunghe introduzioni servono a intercettare più ricerche tipo degli utenti interessati alle app per cani.

Nel primo paragrafo è presente la parola chiave app per cani in grassetto. Nel secondo troviamo la parola applicazioni ripetuta tre volte e parole chiave secondarie: gratuite, per Android, per iOS, per Windows 10 Mobile.

Nell’introduzione ritornano spesso anche la parola cane e i suoi sinonimi: amico a quattro zampe, animale domestico. Sono presenti anche tutti i termini associati ad app per cani come addestramento, accudire il cane, gestire le attività del proprio cane, monitorare le spese del cane. Itermini ad elevato volume di ricerca inseriti nei post servono a distinguersi dagli altri siti che non inseriscono contenuti pertinenti.

Densità delle parole chiave

La densità delle parole chiave principali app per cani è dell’1,58%, inferiore alla soglia massima di 3 consigliata.  A questo proposito ci preme sottolineare che non c’è un numero di parole chiave ideale. Noi consigliamo di non abusarne come si faceva in passato. Oggi  Google infatti ha migliorato i suoi algoritmi. Il motore di ricerca riesce a comprendere il tema principale e secondario trattato in un post anche se non è infarcito di parole chiave e ripetizioni forzate.

Link interni ed esterni

I link sono nofollow. I link esterni sono sempre pertinenti e rimandano a risorse utili al lettore. I link interni invece rimandano ad altri articoli correlati.

Esaustività e chiarezza

Il post prosegue con un indice con punti cliccabili che rimandano ai vari paragrafi e agevolano l’utente nella ricerca delle informazioni di interesse.

Nei vari paragrafi vengono inserite, con più o meno naturalezza (non manca qualche forzatura), altre chiavi di ricerca come migliori app per cane. Il resto del post si svolge nel classico stile aranzulliano: indicazioni chiare e dettagliate su come installare e usare le app, sul prezzo e le varie opzioni a disposizione.

Le frasi sono facilmente comprensibili e non lasciano adito a equivoci. Aranzulla vuole farsi capire e ci riesce bene. In questo e in tutti i suoi post inoltre Aranzulla è esaustivo. Chi cerca una risposta la trova. Nessun passaggio di una procedura è dato per scontato. Un punto di forza è sicuramente quello di chiarire dubbi apparentemente banali, snobbati da altri siti. Aranzulla infatti risponde anche a domande elementari, ad esempio Come spegnere un iPhone.

Calma e SEO

Una risposta a una domanda posta da milioni di persone merita di essere data. Ma Aranzulla non tratta temi a caso. Il suo sito non è un portale benefico. Come ha dichiarato in diverse interviste, Aranzulla si occupa solo dei temi che monetizzano, per i quali ci sono investitori che acquistano pubblicità CPC e un mercato delle affiliazioni. I nuovi titoli vengono  individuati tramite una tecnologia proprietaria, partendo dalle ricerche sui vari motori (search log).

I temi da trattare non vengono scelti in base alla moda del momento. La strategia è aspettare che un programma o un dispositivo diventino sufficientemente popolari. Solo a quel punto è possibile individuare le risposte che cercano gli utenti e redigere delle guide.

Aranzulla esaurisce gli argomenti, pubblicando tutto quello che può su un tema e riuscendo a indicizzarsi nelle prime posizioni della SERP con tutti i post. Ben il 95% dei post risponde alle prime tre domande su un argomento poste dagli internauti.

Lo stesso argomento viene trattato in post diversi usando titoli e chiavi differenti. Ad esempio: Come trasformare un file Word in PDF, Come convertire un file Word in PDF. Ricordiamo però che usare titoli troppo simili e rispondere alla stessa domanda in articoli diversi può essere penalizzante dopo l’aggiornamento dell’algoritmo Google Penguin. Aranzulla può contare su un dominio e un’autorità forti che lo mettono al riparo da penalizzazioni.

Una strategia SEO fatta di poche regole e tanta disciplina

Possiamo concludere che la regola numero 1 della SEO fatta bene è conoscere e soddisfare le ricerche del proprio target. Non è un segreto che questa sia la chiave del successo, ma in pochi sanno farlo bene. I contenuti devono essere esaurienti e freschi. Aranzulla non a caso pubblica una media di 9 articoli al giorno e si avvale di oltre 15 collaboratori esterni. I redattori devono essere competenti nella materia e scrivere articoli di qualità.

Per approfondire le tecniche SEO di Aranzulla l’imprenditore siciliano organizza periodicamente il Salvatore Aranzulla Day, un evento di formazione intensiva sul suo metodo.

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